Presentazione del libro: Il giovane Hegel e Paolo, all’Università Cattolica di Milano

Mercoledì 19 novembre, all’Università Cattolica di Milano, si è svolta la presentazione del volume Il giovane Hegel e Paolo. L’amore fra politica e messianismo. All’incontro era presenta l’autrice, Isabella Guanzini, che assieme al pubblico ha assistito alla presentazione del libro.

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A introdurre è stato il Professor Giuseppe Visonà dell’Università Cattolica di Milano, che ha sottolineato l’importanza del testo in relazione alla vexata quaestio del rapporto tra Paolo e la storia sedimentata della sua interpretazione, tra le quali va aggiunta a buon diritto anche quella – senz’altro meno nota, ma non per questo secondaria  – di Hegel.

Le relazioni sul testo sono state tenute dal Professor Kurt Appel dell’Università di Vienna e dal Professor Maurizio Pagano dell’Università del Piemonte Orientale. Seppur muovendo da due prospettive diverse, ambedue le relazioni hanno sottolineato il carattere innovativo della ricerca. Kurt Appel ha messo in luce la natura più marcatamente teologica del lavoro e dell’apporto che in essa svolge la categoria dell’amore, mentre Maurizio Pagano ha inserito il lavoro di Isabella Guanzini all’interno delle interpretazioni del giovane Hegel che si sono susseguite nell’ultimo secolo. Seguendo questa prospettiva, è emersa l’immagine di un giovane Hegel già rivolto ai temi della maturità e capace di superare quell’ormai antico dissidio tra una sua natura romantica oppure illuminista, mistica oppure critica, irrazionale oppure scettica che la critica ha perseguito per anni.

Dalla Presentazione di Pierangelo Sequeri

«Hegel? Una grande occasione mancata per la teologia». Il motto del grande teologo protestante Karl Barth (1886-1968), riletto ora, dice assai più di quanto afferma. Mi spiego.

Hegel non è soltanto l’emblema di un pensiero, pur interamente pervaso dal cristianesimo, che si consegna – kantianamente! – alla misura filosofica del vero, sottraendosi all’eccedenza teologica del mistero. Occasione mancata, in questo senso, rispetto a quello che la teologia di Hegel sarebbe potuta essere, se non avesse finito per prevalere l’impazienza di una conciliazione logica del divino che anticipa nel concetto la dissoluzione della differenza di Dio (il contrario dell’autentica kenosis cristologica). Ne sarebbe potuta scaturire la prima grande teologia moderna della oeconomia revelata, invece che l’ultima e più ambizione teodicea della ragione pura. Dopo tutto, una moderna teologia dialettica della rivelazione pura è proprio quello che abbiamo avuto con Barth: in antifrasi a quella di Hegel, ma non senza il passaggio (del primo al secondo Römerbrief) attraverso la potenza della negazione storica che annuncia la differenza escatologica del mondo di Dio»

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